17 agosto 2012
Coppette di pere confit con crema al lime


ricetta vegan, senza glutine

Ingredienti
8-10 pere Coscia mature
Cannella in polvere q.b.
Zucchero di canna q.b.
8 chiodi di garofano
x la crema vegan al lime:
700 ml di latte d’avena o di soia per la versione senza glutine
60 gr di zucchero bianco semolato
25 gr di maizena
1 cucchiaino di farina di carrube
Scorza di due lime grattugiata
1 pizzico di sale
1 pizzico di curcuma

 

Preparazione

Le pere ideali per questa ricetta sono le Coscia, o simili, che si trovano in questa stagione: si mangiano con la buccia, hanno un gusto delicato e mai esageratamente dolce. Lavale bene ed asciugale, poi tagliale a metà e con lo scavino elimina il torsolo, formando una conchetta. Disponile in una pirofila, spolverale con zucchero di canna e cannella in polvere, abbondando nella cavità, e distribuisci qualche chiodo di garofano sul fondo. Infornale in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti, più 5 minuti di grill superiore. Falle raffreddare completamente a temperatura ambiente.

La crema la puoi preparare anche senza bagnomaria: scogli lo zucchero e la maizena a freddo nel latte, con la scorza di lime grattugiata ed un pizzico di sale e di curcuma; poi metti il tegame sul fuoco e, quando inizia il bollore, aggiungi la farina di carrube, frullando subito con un frullatore ad immersione in modo che non si formino grumi. Ora spostala su fuoco basso, e mescola continuamente fino a quando si raddensa. Calcola che raffreddando prende corpo e diventa più rigida. Poi mettila in frigo per qualche ora.

Versa sul fondo delle coppette qualche cucchiaiata di crema e adagiavi le pere con il loro sciroppo. Accompagna il dessert, se vuoi, con un buon vino passito freddo.

 

 

 

 

 

7 ottobre 2011
Sua Altezza Uva Fragola


ricetta vegan senza lattosio

Ingredienti

Un chilo e mezzo di uva fragola
1 mela golden (200gr)
130 gr di zucchero
8 grammi di agar-agar
220 gr di frollini ai cereali
100 gr di burro vegetale, preferibilmente a base di burro di cacao
200 gr di yogurt di soia bianco (quello un pò compatto)
Una teglia con cerniera da 26 cm circa
Mezzo cestino di fragole fresche

Preparazione

Questa torta si ispira per composizione al chees-cake: una mousse dal colore viola intenso, profumatissima, seduta su una base di frollini croccanti. Il segreto sta nel creare un composto abbastanza gelificato per star su, ma ancora soffice, non troppo colloso da diventare un budino. Quindi è fondamentale che ti regoli bene con i grammi di agar-agar, altrimenti rischi o che ti si afflosci (disastro) o che diventi una mattonella gommosa (disastro minore).

Distacca gli acini dai raspi e mettili in una larga pentola su fuoco vivace per circa un quarto d’ora, rigirando spesso in modo che, sbollentando, le bucce si aprano e si formi un bel succo viola. Intanto sbuccia la mela, tagliala a cubetti e mettila a cuocere in un tegame più piccolo con 3 o 4 mestoli di succo d’uva ricavato dal bollore; falla cuocere circa un quarto d’ora, finché la polpa della mela sarà ben cotta. Nel frattempo, sbriciola i frollini grossolanamente, a mano o col frullatore, ed impastali con il burro vegetale: con questo impasto forma la base della torta, comprimendo uno strato omogeneo sul fondo della teglia.

Dopo aver fatto raffreddare un po’ gli acini nel loro succo, passa il tutto in una centrifuga, oppure filtra prima in un cola pasta e poi in un colino a maglia media, premendo bene tutto il succo che riesci ad estrarre dalla polpa, eliminando bucce e semi. In tutto dovresti ricavare 800 ml di centrifugato, ovvero la dose giusta per 8 gr di agar (altrimenti regolati in proporzione). Dunque, frulla la mela, aggiungila al centrifugato con lo zucchero e rimetti tutto sul fuoco; quando riprende il bollore, versa a pioggia l’agar-agar mescolando, abbassa al minimo la fiamma e fai cuocere per 7 minuti, rigirando spesso. Poi, mettilo a raffreddare immergendo la pentola in una vasca di acqua fredda per 5 minuti. Ora aggiungi lo yogurt, sbattendo con un a frusta a bassa velocità, e infine rovescia il composto nella teglia, riponendola in frigo a raddensare almeno per una notte.
Al momento di servire, guarnisci con fragole fresche tagliate a metà.

La stagione dell’amore

Sergio adorava le albicocche. Quando arrivava la primavera iniziava ad aspettarle e allungava la strada che lo portava all’edicola per passare dal mercato e sbirciare sui banchi la loro prima comparsa. Luglio aveva quindi il suo rito dedicato, che lo vedeva su una panchina al sole a leggere il giornale, con il cartoccio di frutta al fianco, orgoglioso bottino.

Luisa si era alzata per preparargli il caffè: sul tavolino del terrazzo la marmellata d’arance brillava rubando la luce del primo mattino. Sergio, restando in piedi, fece scroccare sotto i denti una fetta biscottata: “Vado alla Punta del cavallo.” “Va bene; io aspetto che Marta e Guido si sveglino …”

“ci siamo ci siamo!” “lo sai che il rumore del caffè è per Guido un richiamo ancestrale” Marta sorrideva, si avvicinò a Luisa e le diede un bacio di saluto, poi si voltò verso Sergio: “Stai andando in gita?” “Solo due passi, tanto per non perdere l’allenamento” Guido si era già accomodato al tavolo della colazione: “Domani vengo con te.” “Ci conto.” Luisa accompagnò Sergio alla porta “Scendiamo giù in spiaggia: ti aspettiamo lì” – in controluce la camicia da notte lasciava scorgere il suo corpo, abbronzato e alto; i capelli bianchi erano appuntati con una molletta in una coda ordinata.  “Hai sentito i ragazzi ieri sera?” “Sì, ha chiamato Manuela: dice che Andrea sta mettendo il primo dente e diletta l’intero campeggio con urla notturne, ma a parte questo direi che stanno bene”.

“Vado.” “Rientrando passa a prendere il pane; per il resto abbiamo tutto; ricorda che questa sera oltre a noi 4 ci sono anche Francesca e Claudio.”

Parcheggiò l’auto nella piazza del paese abbarbicato sulla collina; un negozietto di alimentari stava alzando la saracinesca: una forma di Triora …e 10 albicocche. Infilò la spesa nello zaino e imboccò il sentiero. I sentieri delle passeggiate sotto costa sono poco battuti: Sergio attraversava quel silenzio fatto di rovi bassi e profumi di macchia mediterranea con passo cadenzato, regolare. Dopo un’ora ecco i primi cavalli: brucavano liberi, incuranti di quella presenza estranea. Sergio risalì fino al punto da cui si poteva vedere il mare,  aprì lo zaino e tirò fuori la frutta. Spaccò la prima albicocca a metà anticipando il sapore con la golosità dello sguardo. Sergio era un intenditore di albicocche; se lo ripeteva mentre la portava alla bocca. Perché un intenditore di albicocche le mangia ad agosto? Lo sapeva che la stagione finiva con luglio, ma ogni volta che le vedeva la tentazione era più forte. Si sorprese: si sorprese di sentirle insieme senza più tutto il loro sapore eppure ancora così desiderate al suo palato che gliele faceva definire buone, malgrado tutto. Alla quinta albicocca ebbe la folgorazione: sì, lui era un intenditore di albicocche e ne riconosceva il gusto anche quando questo diventava fievole, perché lui lo sapeva. E si sorprese a pensare a Luisa, all’immagine di quella mattina, a quel corpo che lui abitava da più di 40 anni. Luisa era la sua albicocca, con i suoi 70 anni, le sue rughe e quella schiena dritta che lui adorava. Chiuse lo zaino e scese di buon passo verso casa.